L'informativa dell'associazione è spesso di tre pagine, copiata anni fa dal sito di un'azienda: cita la «legge 675», parla di marketing e finisce con la casella «acconsento». Nessuno l'ha mai letta, e non dice le due cose che servono davvero: chi tratta i dati dei soci e per farci cosa.
Nessuna email, nessun modulo da compilare, nessun rinvio a una prova gratuita per ottenere il file.
Un'email il giovedì: una guida, una scadenza in arrivo, un modello. Il file qui sopra resta gratis comunque.
Vi arriverà un'email per confermare l'indirizzo: senza quel clic non riceverete nient'altro. Potete uscire quando volete, con un clic in fondo a ogni messaggio. Titolare del trattamento: Chibri S.r.l.s. — informativa privacy.
Le cose che conviene sapere prima di riempirlo, non dopo.
Identità e contatti del titolare, contatti del responsabile della protezione dei dati se c'è, finalità e base giuridica, destinatari, eventuali trasferimenti fuori dall'Unione, periodo di conservazione o criteri per stabilirlo, diritti dell'interessato, diritto di reclamo, se il conferimento è obbligatorio e cosa succede se manca, eventuali decisioni automatizzate. Il modello segue quell'ordine, voce per voce.
I dati necessari a gestire il rapporto associativo si trattano perché servono a eseguirlo (art. 6 par. 1 lett. b GDPR), e quelli per i libri sociali e gli obblighi contabili perché lo impone la legge (lett. c). Il consenso (lett. a) resta per ciò che sta fuori dal rapporto, come la pubblicazione delle foto, e va chiesto a parte. Per questo in fondo c'è una presa visione e non una casella «acconsento».
Il gestionale, il servizio email, il commercialista, l'assicurazione: chi tratta i dati per vostro conto è un responsabile del trattamento e va designato con un accordo (art. 28 GDPR). Se un fornitore conserva i dati fuori dallo Spazio economico europeo, l'informativa lo deve dire. Un elenco generico di «soggetti terzi» non informa nessuno.
Un fac simile vi dà la struttura, non le risposte: quali dati raccogliete, per quanto li tenete e con chi li condividete lo sa solo l'associazione. Se trattate categorie particolari di dati, per esempio dati relativi alla salute dei volontari, servono valutazioni ulteriori ai sensi dell'art. 9 GDPR, che questo modello non fa.
L'informativa descrive quello che fate: non vi aiuta a farlo. Se il libro soci gira su una chiavetta o in un foglio condiviso con chiunque, il documento più accurato del mondo non cambia la sostanza.
La legge chiede che sia fornita, nel momento in cui i dati sono raccolti; la firma non è richiesta, ma una presa visione datata è il modo più semplice per dimostrare di averla consegnata. Non trasformatela in un consenso: per i dati del rapporto associativo non serve.
Di regola no: l'obbligo riguarda gli enti pubblici e chi, come attività principale, controlla le persone su larga scala o tratta su larga scala categorie particolari di dati. Se il vostro caso è dubbio, per esempio perché trattate dati sanitari di molte persone, fatevelo valutare.
Spesso sì, perché per i volontari si trattano dati in più: il registro, l'assicurazione, a volte l'idoneità a un servizio. La struttura resta questa; cambiano finalità, basi giuridiche e destinatari.
No a entrambe: si scarica e basta.
Questo foglio lo compilate a mano, e va benissimo così: per molte associazioni è tutto quello che serve. SempliCo lo tiene aggiornato da solo — stessa impaginazione, stesse colonne — e lo stampa già pronto quando serve.