Attività diverse di un'associazione: quando restano secondarie (la regola del 30% e del 66%)
Un'associazione del Terzo settore può svolgere anche attività diverse da quelle di interesse generale, ma solo se sono secondarie e strumentali. Qui trovate le due soglie del D.M. 107/2021, come si calcolano, dove scriverle e cosa succede se le superate.
Che cosa sono le «attività diverse» e perché se ne parla
Un'associazione iscritta al RUNTS ha, nel proprio statuto, una o più attività di interesse generale: quelle elencate all'articolo 5 del Codice del Terzo settore (D.Lgs. 117/2017), come l'assistenza sociale, la tutela dell'ambiente o l'organizzazione di attività culturali. È il suo mestiere, il motivo per cui esiste.
Accanto a queste, la legge ne ammette altre: le attività diverse, disciplinate dall'articolo 6 del Codice. Nella pratica sono quelle che servono a far quadrare i conti: il bar del circolo, l'affitto occasionale della sala, la vendita di gadget, il servizio a pagamento per terzi. Non sono vietate, ma la legge le tiene al guinzaglio: devono restare secondarie e strumentali.
Questa è una delle regole che le piccole associazioni scoprono tardi, di solito quando il commercialista chiede «ma il bar quanto incide sul totale?». Il resto di questo articolo serve a rispondere a quella domanda prima che vi venga fatta.
Le due condizioni di partenza
Secondo l'articolo 6 del Codice, un ente del Terzo settore può svolgere attività diverse se sono rispettate due condizioni:
- lo statuto (o l'atto costitutivo) lo consente. Se il vostro statuto non menziona le attività diverse, non potete svolgerle, nemmeno in modo marginale, finché non lo modificate. Come si fa è spiegato in modificare lo statuto di un'associazione iscritta al RUNTS;
- le attività sono secondarie e strumentali rispetto a quelle di interesse generale, secondo i criteri e i limiti fissati da un decreto ministeriale.
Quel decreto è il D.M. 19 maggio 2021, n. 107, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 26 luglio 2021. È la fonte di tutti i numeri che seguono.
Che cosa significa «strumentale»
Il decreto lo definisce all'articolo 2: un'attività è strumentale se, indipendentemente dal suo oggetto, è svolta per realizzare in via esclusiva le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale dell'ente.
In parole semplici: non conta che cosa vendete o fate, conta a che cosa serve. Un'attività commerciale in senso stretto, come la vendita di bibite, può essere strumentale se l'incasso finanzia le vostre attività istituzionali; un'attività identica, svolta per altri scopi, non lo è. La strumentalità è quindi un giudizio sulla funzione, non una lista di attività permesse.
Che cosa significa «secondaria»: le due soglie
La parte che si può misurare è la secondarietà. L'articolo 3 del D.M. 107/2021 dice che l'attività diversa è secondaria se, in ciascun esercizio, ricorre almeno una di queste due condizioni:
| Condizione | Soglia |
|---|---|
| a) i ricavi delle attività diverse rispetto alle entrate complessive dell'ente | non oltre il 30% |
| b) i ricavi delle attività diverse rispetto ai costi complessivi dell'ente | non oltre il 66% |
Due dettagli contano più di quanto sembri.
Le soglie sono alternative. Basta rispettarne una. Un'associazione che supera il 30% delle entrate ma resta sotto il 66% dei costi è in regola. Chi scrive «entro il 30%» e basta, come spesso si legge, semplifica troppo.
La verifica è annuale. Si fa esercizio per esercizio, non sulla media di più anni.
Che cosa entra nei «costi complessivi»
Il comma 3 dell'articolo 3 allarga la base di calcolo del secondo criterio. Nei costi complessivi rientrano, oltre alle spese sostenute:
- i costi figurativi dei volontari iscritti nel registro: le ore effettivamente prestate moltiplicate per la retribuzione oraria lorda prevista dai contratti collettivi di riferimento;
- le erogazioni gratuite di denaro e le cessioni gratuite di beni o servizi, valutate al valore normale;
- la differenza tra il valore normale dei beni o servizi acquistati per l'attività statutaria e il costo effettivamente pagato.
Questo è il motivo per cui il registro dei volontari ha un valore che va oltre l'obbligo assicurativo: per un'associazione che vive di volontari, le ore registrate fanno salire i costi complessivi e rendono più facile restare sotto il 66%. Senza ore documentate, i costi figurativi non si possono far valere.
Il comma 4 aggiunge un'esclusione: i proventi e gli oneri del distacco di personale presso altri enti non vanno né al numeratore né al denominatore.
Un esempio numerico
I numeri che seguono sono inventati, servono solo a capire il meccanismo.
Un'associazione chiude l'anno con 40.000 € di entrate complessive e 32.000 € di costi sostenuti. Il bar del circolo ha prodotto 14.000 € di ricavi, cioè l'attività diversa.
- Criterio a): 14.000 / 40.000 = 35%. Sopra il 30%: la prima soglia non è rispettata.
- Criterio b): ai 32.000 € di costi si sommano 8.000 € di costi figurativi dei volontari registrati, per 40.000 € di costi complessivi. 14.000 / 40.000 = 35%. Sotto il 66%: la seconda soglia è rispettata.
Poiché basta una soglia, l'attività è secondaria. Senza i costi figurativi il criterio b) darebbe 14.000 / 32.000 = 43,75%: in questo caso sarebbe rispettato comunque, ma per un ente con ricavi diversi più alti la differenza tra ore documentate e ore non documentate può decidere se la soglia regge o no.
Dove si scrive quale criterio avete usato
Il comma 2 dell'articolo 3 chiede all'organo di amministrazione di indicare il criterio utilizzato tra i due, nella documentazione prevista dall'articolo 13, comma 6, del Codice. Questa documentazione è quella che accompagna il bilancio: a seconda della forma adottata, si tratta della relazione di missione, della nota integrativa o, per gli enti che usano il rendiconto per cassa, dell'annotazione che lo accompagna.
È un punto in cui la lettura delle fonti secondarie è meno uniforme: alcune indicano la relazione di missione, altre l'annotazione in calce al rendiconto per cassa, altre ancora la nota integrativa. La differenza dipende da quale bilancio redige l'ente. Il testo del decreto rimanda in modo generico all'articolo 13, comma 6: nel dubbio, controllate sul modello che state compilando e, se serve, chiedete conferma al vostro consulente o al CSV di riferimento. Chi redige il rendiconto per cassa trova un esempio concreto in questo rendiconto compilato.
Vale la pena scrivere una riga di calcolo anche quando i limiti sono ampiamente rispettati: se un controllo vi chiederà come siete arrivati alla conclusione, avrete già la risposta.
Che cosa succede se superate i limiti
L'articolo 4 del decreto regola il caso dello sforamento, e prevede tre passaggi.
- Segnalazione. L'ente deve segnalare il superamento all'ufficio del RUNTS competente entro trenta giorni dall'approvazione del bilancio.
- Rientro. Nell'esercizio successivo il rapporto tra attività diverse e attività principali deve scendere sotto la soglia di almeno lo scostamento registrato l'anno prima. Con l'esempio di una soglia del 30% superata con il 36%, lo scostamento è di sei punti e l'anno dopo il rapporto dovrebbe fermarsi a non più del 24%. È la lettura più diffusa della norma, ma il testo non fa esempi: un caso concreto va sempre verificato con chi vi segue.
- Cancellazione. Se il rientro non avviene, o se avete omesso la segnalazione, l'ufficio del RUNTS dispone la cancellazione dell'ente dal Registro, con il rinvio all'articolo 50 del Codice.
La sanzione è dura rispetto alla causa: si rischia la cancellazione per una percentuale. Per questo la verifica non va lasciata all'ultimo giorno.
Dove le fonti non concordano
Tre punti meritano cautela.
Che cosa sono le «entrate complessive». Il criterio a) parla di entrate, ma non spiega se vi rientrino solo i ricavi o anche quote associative, contributi e donazioni. Alcuni commentatori auspicano un chiarimento che intenda per entrate qualsiasi provento, entrata o ricavo; finché non arriva, chi calcola dovrebbe scrivere nel bilancio quali voci ha incluso.
Dove annotare il criterio. Come detto sopra, il decreto rinvia all'articolo 13, comma 6, e la collocazione pratica varia con la forma di bilancio.
Secondarietà e fiscalità sono due cose diverse. Il rispetto dei limiti del D.M. 107/2021 serve a mantenere l'iscrizione al RUNTS. La questione se i ricavi siano tassati come attività commerciale o no segue regole proprie, che questo articolo non affronta. Non date per scontato che una cosa risponda all'altra.
Come tenere sotto controllo il rapporto durante l'anno
Il calcolo si fa a fine esercizio, ma arrivarci con i dati ordinati rende tutto meno stressante. Tre abitudini bastano:
- separare le voci in prima nota: ricavi dell'attività diversa su una categoria propria, distinti da quote, contributi e donazioni;
- registrare le ore dei volontari mese per mese, perché i costi figurativi non si ricostruiscono a posteriori;
- fare un controllo intermedio a metà anno: se il bar sta correndo, meglio saperlo a giugno che a marzo dell'anno dopo.
La prima nota è il punto di partenza di tutto questo. Se la tenete con categorie ben definite, il rapporto tra ricavi e totale diventa una somma e non più un'indagine.
In sintesi
- Le attività diverse sono ammesse solo se lo statuto le prevede e se sono strumentali e secondarie.
- La secondarietà si misura ogni anno: ricavi delle attività diverse non oltre il 30% delle entrate complessive, oppure non oltre il 66% dei costi complessivi. Basta una delle due.
- Nei costi complessivi contano anche i costi figurativi dei volontari iscritti nel registro e le erogazioni gratuite al valore normale.
- Il criterio scelto va indicato nella documentazione di bilancio.
- Se superate i limiti: segnalazione al RUNTS entro 30 giorni dall'approvazione del bilancio, rientro nell'esercizio successivo, altrimenti cancellazione.
Questo articolo riporta ciò che prevedono il Codice del Terzo settore e il D.M. 107/2021 e non è una consulenza fiscale o legale: per il vostro caso concreto, in particolare per gli aspetti tributari, rivolgetevi al vostro commercialista o al CSV del territorio.
Fonti
- D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo settore), art. 6 - Attività diverse
- D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo settore), art. 13 - Scritture contabili e bilancio
- D.M. Lavoro e Politiche sociali 19 maggio 2021, n. 107 - criteri e limiti delle attività diverse (Gazzetta Ufficiale n. 177 del 26/07/2021)
- Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
- ecnews - Le attività diverse e il Terzo settore
- TeamSystem - Quali sono le attività diverse di un ETS e quali sono i limiti da rispettare
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere del vostro commercialista o consulente. La normativa del Terzo Settore cambia spesso: la data in cima alla pagina dice a quando è aggiornato il testo.
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