Bilancio per competenza degli ETS: chi deve farlo, cosa contiene e come si passa dalla cassa

Redazione SempliCo 7 min di lettura

Sopra i 300.000 euro di entrate il bilancio di un ente del Terzo settore si fa per competenza, sui Modelli A, B e C del decreto del 5 marzo 2020; sotto, è comunque una scelta possibile. Qui trovate chi deve redigerlo, che cosa c'è nei tre documenti, quali rettifiche si fanno a fine anno e come si parte se fino a ieri avete tenuto solo la cassa.

Bilancio per competenza degli ETS: chi deve farlo, cosa contiene e come si passa dalla cassa

Che cosa cambia tra bilancio per competenza e rendiconto per cassa?

Il rendiconto per cassa guarda una cosa sola: i soldi che sono entrati e usciti nell'anno. Se la bolletta di dicembre si paga a gennaio, per la cassa è una spesa dell'anno dopo. Se la polizza annuale si paga a ottobre, per la cassa è tutta di quest'anno, anche se copre nove mesi del successivo.

Il bilancio per competenza ragiona al contrario: un costo o un provento appartiene all'anno a cui si riferisce, non al giorno in cui si paga o si incassa. La bolletta di dicembre è un costo di dicembre, anche se il bonifico parte a gennaio; della polizza, nell'anno di pagamento resta solo la parte che lo riguarda.

C'è una seconda differenza, che chi viene dalla cassa nota subito: il bilancio per competenza non racconta solo l'anno, ma anche quello che l'ente possiede e deve alla fine dell'anno. Per questo i documenti sono tre e non uno.

Chi deve redigerlo, e chi può sceglierlo?

La regola sta nell'articolo 13 del Codice del Terzo settore, riscritto dalla legge 104 del 2024:

Entrate dell'ente Che cosa prevede la norma
Ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate non inferiori a 300.000 euro Bilancio formato da stato patrimoniale, rendiconto gestionale e relazione di missione (art. 13 c. 1)
Inferiori a 300.000 euro, ente privo di personalità giuridica Facoltà di redigere il bilancio in forma di rendiconto per cassa, Modello D (art. 13 c. 2)
Fino a 60.000 euro, qualunque ente Facoltà di indicare entrate e uscite del rendiconto per cassa in forma aggregata, Modello E (art. 13 c. 2-bis)

Tre cose da tenere a mente.

La soglia è 300.000 euro, non 220.000. Molte guide in circolazione riportano ancora il valore precedente: è stato superato dalla legge 104 del 2024. Se un vademecum parla di 220.000 euro, sta citando il testo di prima.

Sotto la soglia il rendiconto per cassa è una facoltà, non un obbligo. Un ente piccolo può scegliere il bilancio per competenza, per esempio perché ha beni da ammortizzare, un finanziamento da restituire o un ente finanziatore che glielo chiede.

Su un punto le fonti non sono concordi. Il comma 2 riserva il rendiconto per cassa agli enti privi di personalità giuridica. Per un ente con personalità giuridica ed entrate fra 60.001 e 300.000 euro, alcune letture concludono che serva il bilancio per competenza, altre espongono anche il Modello D come possibile. Non esiste nemmeno una regola espressa su quale esercizio guardare per misurare la soglia. In questi casi la decisione va presa con il commercialista, e conviene metterla per iscritto.

Che cosa c'è nel Modello A, lo stato patrimoniale?

È la fotografia dell'ente al 31 dicembre: a sinistra quello che ha, a destra da dove arriva.

Attivo
- A) quote associative o apporti ancora dovuti;
- B) immobilizzazioni: immateriali, materiali (terreni e fabbricati, impianti, attrezzature, altri beni), finanziarie;
- C) attivo circolante: rimanenze, crediti (verso utenti, associati, enti pubblici, privati per contributi, crediti tributari, 5 per mille e altri), attività finanziarie, disponibilità liquide;
- D) ratei e risconti attivi.

Passivo
- A) patrimonio netto: fondo di dotazione, patrimonio vincolato, patrimonio libero, avanzo o disavanzo d'esercizio;
- B) fondi per rischi e oneri;
- C) trattamento di fine rapporto;
- D) debiti (verso banche, altri finanziatori, fornitori, erogazioni liberali condizionate, tributari, previdenziali, dipendenti e altri);
- E) ratei e risconti passivi.

Per crediti e debiti lo schema chiede di indicare a parte gli importi esigibili oltre l'esercizio successivo. Nello schema non c'è una riga per i fondi di ammortamento: il dettaglio dei movimenti dei beni (costo, ammortamenti, acquisti, alienazioni) va nella relazione di missione.

La prova del nove è sempre la stessa: il totale dell'attivo deve essere uguale al totale del passivo, patrimonio netto compreso. Se non quadra, c'è un errore.

E nel Modello B, il rendiconto gestionale?

È il racconto economico dell'anno, diviso nelle stesse cinque aree che conoscete dal rendiconto per cassa: A) attività di interesse generale, B) attività diverse, C) raccolta fondi, D) attività finanziarie e patrimoniali, E) supporto generale. Per ogni area, oneri e costi da una parte, proventi e ricavi dall'altra, con l'avanzo o il disavanzo di area (tranne la E).

Le voci sono quasi le stesse del Modello D, con il linguaggio della competenza: «proventi» e «oneri» invece di «entrate» e «uscite». In più compaiono le voci che la cassa non conosce: ammortamenti, accantonamenti per rischi ed oneri, rimanenze iniziali e finali. In fondo, dopo il risultato prima delle imposte e le imposte, c'è un prospetto facoltativo dei costi e proventi figurativi (per esempio il valore del lavoro dei volontari), con un'avvertenza scritta nel decreto: quello che va lì non deve essere già nel rendiconto.

Lo schema del rendiconto gestionale ha due colonne per ogni voce: l'esercizio dell'anno e quello precedente, a confronto.

E nel Modello C, la relazione di missione?

È la parte scritta, e quella che più spesso si liquida in mezza pagina. Il decreto elenca ventiquattro contenuti da indicare «se rilevanti»: fra gli altri, le informazioni generali sull'ente e la missione, i dati sugli associati e sulla loro partecipazione, i criteri di valutazione delle voci, i movimenti delle immobilizzazioni, la composizione di ratei e risconti, le movimentazioni del patrimonio netto, la natura delle erogazioni liberali ricevute, il numero dei dipendenti e dei volontari iscritti nel registro, i compensi agli organi, la proposta di destinazione dell'avanzo, l'andamento e l'evoluzione prevedibile della gestione, il contributo delle attività diverse, il rendiconto delle raccolte fondi occasionali.

«Se rilevanti» non vuol dire «facoltativi»: vuol dire che un punto che non riguarda l'ente si può lasciare vuoto. Un ente senza dipendenti non ha nulla da dire sul rapporto fra retribuzioni; un ente con un mezzo appena acquistato deve invece spiegare costo, ammortamento e valore residuo.

Quali rettifiche si fanno a fine anno?

Se durante l'anno tenete la prima nota, il bilancio per competenza nasce da lì più qualche scrittura di dicembre. Le più frequenti, con un esempio ciascuna:

Rettifica Quando serve Esempio
Debito Un costo dell'anno non ancora pagato La fattura del commercialista di dicembre, pagata a gennaio
Credito Un provento dell'anno non ancora incassato Le quote dell'anno che i soci devono ancora versare, se l'ente le considera dovute
Rateo passivo Un costo maturato nell'anno che si pagherà dopo, a scadenza Gli interessi del finanziamento che maturano a dicembre e si pagano a marzo
Risconto attivo Un costo pagato quest'anno che riguarda l'anno dopo La parte della polizza annuale che copre i mesi successivi
Risconto passivo Un provento incassato quest'anno che riguarda l'anno dopo Le quote dell'anno prossimo pagate in anticipo a dicembre
Ammortamento Il consumo annuo di un bene durevole La quota annua dell'ambulanza o del defibrillatore
Accantonamento Un onere futuro probabile Un fondo per una spesa di manutenzione straordinaria già prevista
Rimanenze Materiali acquistati e non ancora usati Il materiale sanitario in magazzino al 31 dicembre

Attenzione all'anno dopo: debiti, crediti, ratei e risconti vanno chiusi quando arriva il pagamento o l'incasso, altrimenti lo stesso costo si conta due volte, una a dicembre e una a gennaio. È l'errore più comune di chi fa le rettifiche a mano su un foglio di calcolo.

Come si parte, se fino a ieri avete tenuto solo la cassa?

Serve una situazione patrimoniale iniziale: che cosa possiede e che cosa deve l'ente al 1° gennaio del primo anno per competenza. Beni durevoli con il loro valore residuo, crediti e debiti aperti, fondi, fondo di dotazione e riserve. Cassa e banca sono i saldi che già conoscete. La differenza fra quello che l'ente ha e quello che deve è il patrimonio netto.

Nel primo anno, la colonna dell'esercizio precedente del Modello B riporterà inevitabilmente valori di cassa: è bene dirlo nella relazione di missione, insieme ai criteri con cui avete costruito la situazione iniziale.

Gli errori che si vedono più spesso

  • Usare la soglia di 220.000 euro, superata dalla legge 104 del 2024.
  • Mettere l'acquisto di un bene durevole fra i costi dell'anno: è un'immobilizzazione, e nel rendiconto gestionale entra solo la quota di ammortamento.
  • Dimenticare di chiudere a gennaio debiti, crediti, ratei e risconti dell'anno prima.
  • Uno stato patrimoniale che non quadra, depositato lo stesso.
  • Una relazione di missione copiata dall'anno prima, con i numeri vecchi.
  • Il termine fisso del 30 giugno per il deposito al RUNTS: dopo la legge 104 del 2024 il bilancio si deposita entro 180 giorni dalla chiusura dell'esercizio (art. 48 c. 3 del Codice), insieme ai rendiconti delle raccolte fondi occasionali.

Che cosa fa SempliCo

In SempliCo il bilancio per competenza si attiva dalla pagina Contabilità: la prima nota resta quella di sempre, a fine anno le rettifiche sono guidate (ratei, risconti, crediti e debiti si chiudono da soli il 1° gennaio), e i Modelli A, B e C escono in PDF con il controllo che attivo e passivo quadrino. Quale bilancio spetti al vostro ente, però, resta una decisione da prendere con il commercialista.

Fonti

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere del vostro commercialista o consulente. La normativa del Terzo Settore cambia spesso: la data in cima alla pagina dice a quando è aggiornato il testo.

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Gestionale per associazioni di promozione sociale (APS)Leggete la guida completa: Contabilità e rendiconto ETS: la guida

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